ROMA 03/02/2026: Rilancio del nucleare in Italia. L’ingegnere oltrepadano Achille Cester audito in Parlamento promuove il progetto. Ecco perché
ROMA – Achille Cester, ingegnere oltrepadano, esperto di Radioprotezione III Grado, oggi, 3 Febbraio 2026, è intervenuto alle Commissioni riunite VIII – X nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge C. 2669 “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”.
Cester ha presentato, in audizione informale, una memoria scritta in merito al disegno di legge voluto dal Presidente del Consiglio dei Ministri On. Giorgia Meloni e dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Prof. Gilberto Pichetto Fratin.
Nel suo intervento, sostanzialmente, l’ingegnere oltrepadano ha promosso il progetto di rilancio del nucleare in Italia, spiegando fra l’altro che: “Un falso mito da superare è quello secondo cui energie rinnovabili e nucleare sarebbero alternative tra loro”.
“Nulla è più fuorviante – ha precisato -. Il consumo energetico pro-capite è in costante aumento; le tecnologie digitali attuali, almeno fino all’avvento del computer quantistico, sono fortemente energivore; il sistema elettrico nazionale presenta picchi di produzione e consumo non sempre coincidenti.
In tale contesto – ha aggiunto -, il nucleare rappresenta uno zoccolo energetico di base, perfettamente integrabile con le fonti rinnovabili, che per loro natura sono cicliche.”
Sul piano industriale – ha proseguito – “il nucleare costituisce inoltre: un potente strumento di riqualificazione tecnologica avanzata; un moltiplicatore di valore aggiunto; un volano per la formazione di manodopera altamente specializzata.”
Per L’ing, Cester, “Il settore nucleare attrae investimenti privati e genera un effetto domino positivo sull’intero sistema produttivo, soprattutto laddove siano garantite: certezza del prezzo dell’energia; sicurezza della fornitura; indipendenza dalle dinamiche geopolitiche.”
Affinché ciò avvenga, “è tuttavia indispensabile – ha avvertito- che il quadro legislativo sia chiaro, stabile e privo di incertezze, come correttamente impostato dal disegno di legge in esame.”
Più nello specifico, l’ingegnere nucleare oltrepadano, nel corso dell’audizione in parlamento ha, quale valutazione generale sul disegno di legge in oggetto, sottolineato come “Una prima valutazione riguarda l’importanza di valorizzare le competenze tecniche e scientifiche tuttora presenti nel Paese, nonostante l’Italia abbia rinunciato alla produzione di energia elettrica da fissione nucleare a seguito dei due referendum popolari.”
“L’energia nucleare da fissione attualmente disponibile, basata su reattori ad acqua pressurizzata di piccola taglia o su reattori a uranio naturale – ha illustrato Cester – pur non essendo una fonte strettamente “rinnovabile”, rappresenta tuttavia una fonte energetica a bassissime emissioni climalteranti, potenzialmente in grado di offrire una disponibilità di energia pulita e sostenibile per un arco temporale di tre o quattro generazioni e oltre, qualora adeguatamente sviluppata sul piano tecnologico.”
Quanto invece all’evoluzione di questi reattori “è rappresentata – ha precisato l’ingegnere- dallo sviluppo progressivo di tecnologie avanzate, in continuità con quelle attualmente in esercizio.”
In tale prospettiva Achille Cester ha fatto riferimento in particolare: ai reattori nucleari di IV generazione, basati su combustibili fertili e in grado di ridurre significativamente le scorie attraverso il loro stesso utilizzo; e allo sviluppo della fusione nucleare, fondata sull’unione dei nuclei atomici anziché sulla loro fissione.”
“Tali tecnologie – ha proseguito Cester – risultano complementari alle fonti rinnovabili più evolute, in particolare allo sfruttamento diffuso dell’energia solare.”
Per l’ingegnere oltrepadano, “l’integrazione tra: energia solare, disponibile in modo ciclico e quotidiano; ed energia nucleare, caratterizzata da elevata densità energetica e continuità produttiva, costituisce un modello razionale e a basso impatto ambientale, compatibile anche con uno scenario demografico globale potenzialmente superiore ai 10 miliardi di abitanti.”
Per Cester sono diversi i punti di forza del decreto delega.
“Il disegno di legge – ha affermato – affronta con chiarezza anche l’eredità del passato. L’Italia, che negli anni Sessanta rappresentava la terza potenza industriale mondiale nel nucleare civile, si è trovata successivamente nella condizione di dover procedere allo smantellamento degli impianti esistenti e alla gestione delle scorie in assenza di qualsiasi prospettiva produttiva futura, con una conseguente dispersione di competenze, know-how e cultura industriale.”
“Tale processo – ha detto ancora l’esperto di radioprotezione – si è svolto in un clima segnato da paura, disinformazione e diffusa ostilità dell’opinione pubblica.”
Aggiungendo che: “Il decreto delega guarda invece con realismo e responsabilità al futuro, ponendo attenzione: al nucleare di IV generazione, capace di utilizzare anche i prodotti della fissione come
combustibile; alla fusione nucleare; e alla realtà attuale rappresentata dai Small Modular Reactors (SMR), caratterizzati da maggiore sicurezza intrinseca, semplicità gestionale e da tecnologie consolidate da oltresessant’anni di utilizzo dell’acqua come refrigerante.”
“Le attuali prospettive del nucleare civile – ha sottolineato l’ingegnere oltrepadano – superano le letture distorte legate ai, pur drammatici, incidenti storici di Three Mile Island (TMI), Černobyl’ e Fukushima, riferibili a modelli tecnologici e gestionali ormai superati e non più rappresentativi delle tecnologie attuali.”
Quanto poi al ruolo dei ‘decreti attuativi’, l’esperto oltrepadano ha ammonito che: “Nel decreto delega dovranno essere tracciate con particolare chiarezza le linee guida dei futuri decreti attuativi, chiamati a definire in modo puntuale: l’Autorità di controllo”
“È essenziale – ha precisato – l’istituzione di un’Autorità tecnica indipendente, dotata di: adeguate risorse economiche; soprattutto di risorse umane altamente qualificate; capacità decisionale rapida e non eccessivamente burocratizzata; strutturato interscambio con le principali agenzie internazionali di settore (la questione delle competenze – ha suggerito – rappresenta la vera sfida strategica, imponendo la rifondazione dei percorsi universitari e formativi progressivamente marginalizzati negli ultimi decenni. Tra questi si segnala, a titolo esemplificativo, la radiochimica, disciplina imprescindibile per qualsiasi progetto di sviluppo del nucleare civile e per numerose applicazioni industriali e mediche.)”
In merito poi alla delicata questione della “localizzazione degli impianti e filiera del combustibile”, l’ingegnere Achille Cester ha prescritto che “il decreto delega dovrà affrontare in modo organico: la localizzazione degli impianti di produzione; l’intera filiera del combustibile nucleare, il cui approvvigionamento non può essere sottovalutato al fine di evitare nuove dipendenze strategiche da Paesi terzi.”
E quindi, “Il materiale fissile deve poter essere preparato: per i piccoli reattori modulari, che richiedono percentuali di arricchimento più elevate; per i reattori di IV generazione; e per i futuri impianti a fusione.”
Secondo l’esperto oltrepadano “Anche lo sviluppo di un singolo segmento della filiera — quale la preparazione del combustibile, potrebbe rappresentare un indirizzo strategico da esplicitare nel decreto delega”.
Particolare attenzione dovrà inoltre essere dedicata “al tema dei livelli di clearance, spesso considerato
un argomento tabù ma già presente nella quotidianità del Paese, come dimostra – ha citato Cester – la gestione dei pazienti dimessi dopo somministrazioni di radiofarmaci con attività anche di diversi giga becquerel, seppure a vita breve.”
Circa poi l’altro tema fondamentale per sviluppo del nucleare, che tanto sta a cuore alla popolazione: quello cioè del Deposito dei rifiuti radioattivi, Cester ha assicurato che “L’esperienza diretta maturata dal sottoscritto nel riconfezionamento delle scorie provenienti da uno dei primi reattori italiani consente di ridimensionare fortemente l’allarme percepito dall’opinione pubblica.”
Ma ha anche ammonito che, sebbene sia possibile la realizzazione di un ‘deposito nazionale’ (“i siti ci sono, ci sono ed anche più di uno, con tutte le caratteristiche desiderate: assenza di attività sismica, non esondabile, con gli stati profondi igroscopici” “non si può realizzare un sito unico perché è improponibile a livello di impatto emotivo.”
Perciò l’alternativa, per l’ingegnere oltrepadano, è quella di “rafforzare i siti attuali migliorando le condizioni di gestione e stoccaggio.”
Infine l’ingegnere ha affrontato anche la questione della “Comunicazione e della percezione del nucleare”.
“La percezione pubblica è ancora influenzata dalla cultura della Guerra Fredda e dal timore del “day
after”, ha notato Cester, per il quale per ricostruire la fiducia nello strumento servono: trasparenza istituzionale; informazione scientifica corretta: ed educazione scolastica continua.”
“La formazione tecnica dei periti nucleari, oggi quasi scomparsa, costituiva un modello virtuoso di
alfabetizzazione tecnica – ha ricordato in conclusione Achille Cester -. È necessario recuperare l’approccio di formare tecnici dotati di un approccio razionale e consapevole al tema proprio perché formati tecnicamente fin da giovani sull’argomento. Tale approccio risulta profondamente diverso da quello di chi non ha mai ricevuto un’adeguata informazione tecnica e scientifica. La comunicazione sarà centrale soprattutto quando si aprirà il dibattito sull’individuazione dei luoghi di produzione su cui costruire i nuovi impianti.”
ACHILLE CESTER: CHI È
L’Ingegnere oltrepassano Achille Cester, come detto, è intervenuto in qualità Esperto di Radioprotezione di III Grado, professione così cone definito ai sensi del: Decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, di attuazione delle Direttive EURATOM in materia di protezione sanitaria contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti; e del Decreto legislativo 31 luglio 2020, n. 101, che ha riordinato l’intera disciplina nazionale in materia di radioprotezione in attuazione della Direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio, recante norme fondamentali di sicurezza.
La figura dell’Esperto di Radioprotezione rappresenta una professionalità unica nel panorama
internazionale, definita specificamente dall’ordinamento italiano per rispondere alle esigenze di medicina radiologica e nucleare.
La piena istituzione della figura dell’Esperto Qualificato è avvenuta con l’introduzione dell’esame
di abilitazione professionale nel 1974, configurando un sistema di elevata qualificazione tecnica e
responsabilità individuale.
Tale figura è stata disegnata dal legislatore italiano nel periodo di avvio del nucleare civile nazionale.
Il primo inquadramento normativo è contenuto nella legge n. 185 del 1964, che ha posto le basi
giuridiche della protezione dalle radiazioni ionizzanti nel nostro Paese.
In qualità di Esperto di Radioprotezione di III grado, l’ingegnere Achille Cester ha maturato esperienza diretta nelle principali problematiche connesse all’energia nucleare, con particolare riferimento:
• alla gestione delle sorgenti radioattive orfane;
• al riconfezionamento dei materiali radioattivi derivanti dalla fissione nucleare;
• alle attività di controllo, sicurezza e smaltimento nel ciclo di vita delle sorgenti













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