RIVANAZZANO 10/09/2025: A Riva la “Settimana della Fotografia” promossa dal Circolo Fotografico Rivanazzanese
RIVANAZZANO – In sinergia e nelle stesse date di “Voghera Fotografia”, dal 13 al 28 settembre 2025, ritorna a Rivanazzano Terme la “Settimana della Fotografia”, a cura del Circolo Fotografico Rivanazzanese, guidato dalla Presidente Laura Disperati, in collaborazione con la Biblioteca Civica “Paolo Migliora” e l’Amministrazione Comunale.
Il tema di questa edizione – “Fotografia: cronaca e territorio. Testimonianze fotografiche. Quando la fotografia scrive la storia” – richiama con forza il legame tra immagine e memoria, tra sguardo e testimonianza. Le fotografie non solo raccontano, ma documentano e tramandano: diventano veri e propri atti narrativi capaci di incidere nel tempo.
Tre mostre fotografiche che offrono sguardi diversi ma complementari su questo dialogo fra immagine, storia e territorio.
Immagini, memoria e identità in mostra
Presso la Biblioteca Civica Paolo Migliora, la mostra “OLTRE 35. Fotografie di un viaggio editoriale”, curata da Fabbrica Contenuti che da quest’anno è la casa editrice della pubblicazione bimestrale, celebra i 35 anni della rivista culturale “Oltre”, diventata nel tempo un punto di riferimento per chi desidera leggere, ascoltare e osservare la voce profonda non solo dell’Oltrepò, ma di quell’ampia area geografica all’incrocio di due province e quattro regioni.
Una raccolta di immagini che accompagnano e raccontano il cammino di una pubblicazione che è specchio e interprete di un’identità collettiva.
Al Castelletto si trova la retrospettiva “Arturo Camerini, fotografo dei Vogheresi”, curata da Nicola Ghisiglieri, nipote del fotografo. Un tributo a una figura storica della fotografia locale, che attraverso l’obiettivo ha saputo documentare oltre settant’anni di vicende pubbliche e private in questo territorio.
Infine, presso la Galleria ART ART, la mostra “La Luce del Silenzio” di Marco Balma. Un’esperienza personale, intima e dolorosa diventa testimonianza universale. Realizzato nei giorni drammatici del primo lockdown, il reportage nasce dalla morte improvvisa dello zio Aldo, colto da un infarto nel marzo 2020. Una perdita avvenuta in un tempo in cui la morte era diventata invisibile, negata, silenziata per legge e per paura. Balma decide di rompere questo silenzio raccontandolo attraverso la fotografia. Con una macchina analogica a mezzo formato, volutamente imprecisa e sovraesposta, immortala la luce, il silenzio, il raccoglimento.
Tre luoghi, tre visioni, una sola linea guida: guardare, ricordare, condividere. Quando la fotografia sottolinea la storia, ciò che resta non è solo l’immagine, ma ciò che essa riesce a dire del nostro stare nel mondo.














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