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PAVIA & PROVINCIA 15/06/2022: Agricoltura e siccità. Coldiretti e Confagricoltura chiedono più acqua dagli invasi montani. Ma non è sufficiente. Ecco cosa bisogna fare… combattere il Deserto Agricolo, piantare nuovi alberi lungo i canali…

Giugno 15
12:48 2022

PAVIA & PROVINCIA L’SOS raccolti arriva anche dalle campagne pavesi, dove a causa della siccità preoccupa la riduzione delle rese e dello sviluppo di tutte le colture, dall’orzo al frumento, dal mais al riso fino alla vite.

L’allarme lo lanciano Coldiretti Pavia e Confagricoltura Pavia, proprio mentre incombe l’arrivo di Scipione, l’anticiclone subtropicale che nei prossimi giorni farà impennare i termometri rendendo tutto ancora più difficile.

COLDIRETTI PUNTA SUI LAGHI MONTANI

Nei campi pavesi – sottolinea Coldiretti – manca l’acqua necessaria ad irrigare le coltivazioni che si trovano in una situazione di stress idrico che mette a rischio le produzioni, in un 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate.”

I gestori dei principali invasi idroelettrici, in un incontro con l’assessore regionale Sertori, si sono detti disponibili a sostenere le portate dei fiumi, ma finora si è mosso poco o nulla – afferma Stefano Greppi, Presidente di Coldiretti Pavia – Il momento è complesso e difficile su più fronti, ma bisogna agire subito mettendo in pratica tutto quello che si può fare ora: insieme alle deroghe temporanee agli obblighi del deflusso minimo vitale, quindi, è necessario rilasciare l’acqua dagli invasi montani indipendentemente dalle dinamiche della produzione di energia. In questo momento – continua Greppi – serve chiarezza e un’azione coordinata anche con i Consorzi di Bonifica, così come già richiesto da ANBI Lombardia”.

Non solo diverse produzioni in campo sono già in parte compromesse – spiega Coldiretti Pavia – ma tra gli agricoltori c’è anche chi ha deciso di sospendere le semine dei secondi raccolti proprio a causa della scarsità idrica. Senza acqua – continua Coldiretti Pavia – non è possibile garantire la produzione di cibo Made in Italy sulle tavole dei cittadini in un momento peraltro difficile a causa della guerra in Ucraina e dei forti rincari nel carrello della spesa con aumenti di prezzi degli alimentari che hanno raggiunto a maggio il +7,1%.”

La siccità – spiega Coldiretti Pavia – è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana e ha già determinato danni per oltre un miliardo a livello nazionale a seguito del calo delle produzioni agricole. Ad essere colpito dalla siccità è infatti l’intero territorio dell’Italia, ma particolarmente grave è la situazione nella Pianura Padana dove per la mancanza di acqua – precisa la Coldiretti – è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo. Nonostante le ultime precipitazioni il livello del Po – conclude la Coldiretti – è sceso al Ponte della Becca a livelli più bassi che a Ferragosto.”

CONFAGRICOLTRA PENSA AGLI INVASI IDEROELETRICI 

Stessa richiesta arriva da Confagricoltura Pavia

Scrive il direttore Alberto Lasagna: “L’aggravamento della drammatica siccità sta causando le prime perdite di raccolto. In più di un caso in provincia di Pavia, si sta trinciando il mais, con raccolti del 70 % in meno rispetto a quanto si raccoglierebbe ad agosto, pur di non compromettere del tutto la produzione che rischia di essere non più recuperabile. In alcuni areali si è ormai a scegliere quali campi non irrigare più per concentrarsi solo su alcuni. Stiamo vivendo la situazione più tragica degli ultimi 100 anni.”

Poi le soluzioni richieste.

Serve l’immediata dichiarazione dello stato di emergenza sull’intero bacino padano adottando strumenti straordinari per porre in essere ogni azione possibile per salvare i raccolti agricoli.

La delibera adottata da Regione Lombardia il 9 giugno scorso sulle deroghe al DMV è un provvedimento dove, a fronte della volontà politica di affrontare l’emergenza con strumenti straordinari, purtroppo è presente un aggravio burocratico che prevede almeno 10 giorni prima che la deroga sia efficace. Nelle more dell’attuazione della deroga vengono quindi consentiti usi del DMV diversi dal prioritario uso irriguo.”

Poi sui laghi alpini: “L’accumulo nevoso ormai è quasi totalmente compromesso, i livelli dei laghi alpini sono al minimo da quando si effettua la regolazione ed ogni giorno si segna un nuovo minimo storico, la falda ha dato segnali di ripresa ma l’attuale gravissima scarsità rischia di compromettere anche questi timidi segnali di risalita.”

Una soluzione per l’immediato anche per Lasagna passa dagli invasi idroelettrici.

L’ultima possibilità che resta per tentare di salvare i raccolti con rilasci straordinari dagli invasi idroelettrici che, pur se con criticità, presentano una significativa capacità di invaso.”

Da una analisi effettuata da Confagricoltura Pavia emerge che “sono attivi sulle alpi occidentali, 45 serbatoi idroelettrici con capacità singola di accumulo superiori a 1 milione di m3, con una capacità complessiva di invaso di oltre 750 milioni di m3.”

Questo accumulo – spiega Lasagna – potrebbe alleviare la siccità dell’intero areale dal Vercellese al Lodigiano ed è, in linea teorica, pari ad oltre il doppio della capacità regolata del lago Maggiore. Sicuramente la scarsità di neve e di precipitazioni ha influito su queste riserve ma il loro stato è sicuramente migliore rispetto all’attuale drammatica scarsità. Specifici immediati rilasci dai bacini idroelettrici, da effettuare nell’ambito di una cabina di regia complessiva, potrebbero garantire almeno altri 15 giorni di irrigazione in attesa delle fondamentali piogge. La corretta gestione dei rilasci idroelettrici garantirebbe poi il contrasto della risalita del cuneo salino.”

Per il direttore di Confagricoltura seve inoltre, “In presenza delle auspicate piogge, una deroga alle derivazioni massime praticabili”, e “a corollario”, “specifici provvedimenti a sostegno delle imprese agricole e dei consorzi di irrigazione per evitare che i costi straordinari conseguenti alla siccità ricadano sugli utenti proprio mentre si stanno compromettendo i raccolti.”

La situazione è drammatica e occorrono immediate azioni per salvare i raccolti che hanno ormai pochi giorni per sopravvivere”, conclude Confagricoltura.

PIU’ ACQUA DAGLI INVASI MONTANI NON E’ SUFFICIENTE A RISOLVERE LA SICCITA’ NEI CAMPI

L’agricoltura italiana, non solo pavese – dopo non aver fatto oggettivamente nulla di concreto negli ultimi anni per prevenire i danni della annunciatissima siccità – oggi chiede più acqua dagli invasi montani.

Una soluzione certo per il breve periodo ma che non può rappresentare la via d’uscita definitiva dal problema: in particolare perchè i cambiamenti climatici (chiunque ne sia la causa) stanno alterando il ciclo generale dell’acqua, a partire dalla compromissione dei serbatoi nevosi in cima alle montagne (che alimentano gli invasi), fino ad arrivare alla più classica carenza di pioggia nei mesi estivi.

Quel che che va fatta invece è una lunga e complessa serie di interventi strutturali, sia nella gestione delle acque, sia nello svolgimento stesso dell’attività agricola.

Occorre perciò pensare prima di tutto alla creazione di invasi per lo stoccaggio delle acque lungo i grandi fiumi (e relative modalità di distribuzione delle medesime acque).

Così come servono nuove forme di coltivazione e nuovi metodi d’irrigazione, più risparmiosi di acqua.

Così, come, in generale, occorre combattere l’avanzata del deserto agricolo, frutto della ricerca della massimizzazione del profitto, che ha portato a ricavare nelle nostre campagne enormi distese di appezzamenti, dai quali è stata fatta sparire ogni forma di vita vegetale (e quindi animale): persino quella preziosissima presente lungo i fossi e le rogge che portano l’acqua per l’irrigazione.

Un’azione scriteriata quest’ultima, poiché non ha tenuto conto del fatto che eliminare la vegetazione selvatica lungo i fossi – magari per mettere a reddito le strettissime lingue di terra esistenti fra la sponda del corso d’acqua e le coltivazioni già presenti – nei mesi estivi accelera in modo drammatico l’evaporazione dell’acqua, con evidenti perdite di materia prima per l’irrigazione… senza contare la grave perdita della piccola fauna che in quelle zone verdi prospera, arricchendo l’intero ecosistema (esempi di ciò sono visibili nelle campagne a nord di Pavia).

Esigenza primaria quindi è quella di bloccare questa pericolosa deriva: sia stoppando gli abbattimenti e certe “pulizie dei fossi” che portano l’acqua ai campi; sia soprattutto incominciando a piantare nuovi alberi e nuova vegetazione in genere lungo tali corsi d’acqua.

A tal proposito, sempre per andare sul concreto, non si capisce perchè le sponde del Naviglio Pavese, che corre a fianco della Sp35, debbano continuare ad essere un deserto: meglio, molto meglio sarebbe ripararne le acque dal sole con idonea alberatura e se possibile relativo sottobosco.

L’emergenza idrica in atto, dunque, profilandosi come fattore strutturale e non passeggero, ha bisogno di interventi profondi, non solo di richieste di risarcimenti, dichiarazioni di stati di calamità o aperture degli invasi montani, che per quanto utili nell’immediato non vanno all’origine dei guai della nostra agricoltura.

A seguire un VIDEO che dimostra la necessità del superamento del cosiddetto deserto agricolo

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