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PAVIA 26/05/2021: Da Brescia fanghi contaminati sparsi nei campi di 4 Regioni e 12 Province. Nel pavese carichi verso due Comuni. Ecco quali sono

Maggio 26
12:08 2021

PAVIA – Circa 150.000 tonnellate di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti (l’equivalente di circa 5.000 TIR), spacciati per fertilizzanti e smaltiti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli nelle regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna; oltre 12 milioni di euro di profitti illeciti.

Sono questi i numeri dell’imponente traffico illecito di rifiuti, che si sarebbe realizzato tra il gennaio del 2018 e l’agosto del 2019, e su cui si sono concentrate le indagini svolte dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Brescia coordinati dalla Procura.

Il fulcro delle presunte attività illecite è una società bresciana operante nel settore del recupero di rifiuti, dotata di 3 stabilimenti industriali ubicati nei comuni di Calcinato, Calvisano e Quinzano d’Oglio, sottoposti a sequestro dai Carabinieri Forestali anche ai fini della successiva confisca.

L’azienda, secondo gli inquirenti, a fronte di lauti corrispettivi, ritirava i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue urbane ed industriali, da trattare mediante un procedimento che ne garantisse l’igienizzazione e la trasformazione in sostanze fertilizzanti.

Invece, per massimizzare i propri profitti, la ditta avrebbe omesso di sottoporre i fanghi contaminati al trattamento previsto, ed anzi vi avrebbe aggiunto ulteriori inquinanti, come l’acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste.

I LUOGHI DEGLI SPANDIMENTI

Infine, per disfarsi di tali rifiuti e poter continuare il proprio ciclo produttivo fraudolento, li avrebbe classificati come “gessi di defecazione” e li avrebbe smaltiti su terreni destinati a coltivazioni agricole situati nelle provincie di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza, retribuendo a questo scopo 6 compiacenti aziende di lavorazioni rurali conto terzi (cinque bresciane ed una cremonese).

Per quanto rigurda la nostra provincia di Pavia, nel periodo di durata delle indagini sono stati documentati viaggi di questi carichi di fanghi contaminati verso 2 comuni pavesi: il comune di Monticelli Pavese e di Marzano.

AGRICOLTORI COINVOLTI POSSIBILI PARTI LESE

Il meccanismo tramite il quale il sodalizio riusciva a smaltire a basso costo tali rifiuti, emerso anche grazie alle complesse attività di intercettazione telefonica e ambientale svolte dai Carabinieri Forestali, era piuttosto ingegnoso: i proprietari dei fondi venivano convinti ad accettare lo spandimento dei “gessi di defecazione” sui propri terreni con l’offerta a titolo gratuito di tali finti ammendanti, compresa la successiva aratura dei campi di cui si faceva carico la società di recupero dei rifiuti.

Gli agricoltori quindi erano allettati non tanto dalle supposte proprietà fertilizzanti del prodotto quanto piuttosto dal risparmio sulle spese di lavorazione dei propri terreni.

Stando agli esiti delle indagini, non risultano perciò agricoltori indagati (categoria che anzi, per come sembra stiano le cose, potrebbero anche costituirsi parte lesa).

UN BUSINESS CONSISTENTE

Un business criminale che avrebbe fruttato alle 7 società coinvolte oltre 12 milioni di euro di profitti illeciti: per recuperare i quali i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Brescia stanno procedendo in questi giorni a sequestrare decine fra conti correnti ed altri rapporti bancari riferiti alle 15 persone indagate – tra le quali figurano due soggetti recidivi, già condannati dal Tribunale di Milano per analogo reato – nonché ad apporre i sigilli su fabbricati, terreni, autovetture e mezzi agricoli di loro proprietà, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Il traffico di rifiuti non è però l’unico illecito che sarebbe emerso dalle indagini: vi sarebbe anche il reato di molestie olfattive, denunciato anche dalle centinaia di esposti e segnalazioni presentati nel tempo da Comitati e da cittadini costretti ormai da anni a vivere barricati in casa con porte e finestre chiuse a causa dei miasmi ammorbanti prodotti durante il trasporto e lo spandimento dei fanghi, con pesanti ripercussioni sia sulla salute che sulla qualità della vita della popolazione.

E’ stato contestato inoltre il reato di discarica abusiva, in riferimento a tre lotti di terreno ubicati nel comune di Lonato del Garda, appositamente affittati dalla società e sistematicamente destinati all’accumulo dei finti “gessi di defecazione” quando non erano disponibili terreni su cui effettuare il loro spandimento come “ammendanti agricoli”.

Infine vi è il delitto di traffico di influenze illecite contestato ad un importante dirigente pubblico che, sfruttando le proprie relazioni con politici e funzionari apicali della Pubblica Amministrazione, si prodigava per favorire la condotta criminale dell’azienda bresciana oggi sequestrata, ottenendo in cambio incarichi di consulenza e altre regalie da parte del titolare di quest’ultima.

RISCHIO COVID

In merito all’indagine emergono anche aspetti inquietanti legati al periodo pandemico che stiamo vivendo.

Il quadro emerso dalle indagini appare ancor più allarmante – spiegano gli inquirenti – se si considera che l’omesso trattamento di igienizzazione dei fanghi ed il loro successivo spandimento sui terreni, ha potenzialmente esposto ad un pericolo, oltre che l’ambiente, anche la salute pubblica: sin dall’inizio della pandemia dovuta al COVID-19, infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato come il virus possa sopravvivere fino a 96 ore nei fluidi corporei e pertanto ha raccomandato che si intensificassero le attività di vigilanza sulla corretta esecuzione dei procedimenti di inertizzazione dei fanghi provenienti dagli impianti di depurazione, cosa che in questo caso non sarebbe avvenuta.

Tutte le accuse che hanno colpito gli indagati dovranno ora passare al vaglio degli altri organi giudiziari.

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