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VOGHERA 20/05/2020: Coronavirus. Numero dei contagi ancora ballerini. I timori di Aquilini per la tenuta della Ripresa. “Serve più rigore in questa fase di uscita. Il Comune faccia controlli più pressanti”

Maggio 20
18:51 2020

VOGHERA – Il Coronavirus non molla ancora la presa sul territorio nazionale, lombardo e nella provincia di Pavia. I contagi negli ultimi giorni sono tornati a salire, con un incremento che è quasi raddoppiato. A livello Italia i casi sono passati dai 451 di lunedì, agli 813 di martedì. Di questi, metà sono stati registrati in Lombardia, dove si è passati dai 175 di lunedì ai 468 di martedì.

Dati questi che risentono certamente del sempre maggior numero dei tamponi effettuati sulla popolazione. Ma che dimostrano anche come il virus SarsCoV2 continui a circolare fra la gente. Gente che nel frattempo è tornata a uscire in massa grazie alla fine del lockdown e alle molte aperture decise dal Governo e dalla Regione.

Un fatto che se da un lato porta a sperare in una ripresa, in particolare economica, della vita; dall’altro preoccupa perché più gente in giro significa più rischi di ripresa dell’epidemia: tanto che il ministro delle regioni Boccia è tornato ad avvertire che, qualora la curva dei contagi risalisse, si dovrà provvedere a nuove chiusure.

A Voghera la situazione ancora incerta sull’andamento generale dei contagi viene attenzionata da Fabio Aquilini, commerciante e leader del movimento civico Voghera, che, temendo per la buona riuscita della ripresa del commercio, chiede al Comune una grande attenzione su comportamenti dei vogheresi.

“Vedo troppa gente in giro e troppa gente che non rispetta le norme sull’uso constante delle mascherine e sul distanziamento fisico – spiega -: a partire dagli anziani, i soggetti che hanno pagato un prezzo più elevato in questa epidemia e che restano quelli più a rischio.”
A spingere verso questi atteggiamenti poco prudenti sono anche le notizie del drastico calo, rispetto ai mesi scorsi, dei contagi, dei decessi, e dei malati che entrano negli ospedali e soprattutto nei reparti di rianimazione.

“Tutto ciò è comprensibile – commenta ancora Aqulini -: perché è comprensibile che la gente abbia bisogno e voglia di uscire. Ma ciò che occorrerebbe capire, e far capire, è che i morti ed i ricoverati che oggi “non” non vediamo più, sono il frutto non dei comportamenti di oggi o di ieri, ma di ciò che abbiamo fatto almeno 15/20 giorni fa: ossia degli sforzi che abbiamo compiuto con il blocco totale che abbiamo mantenuto nei mesi addietro.”

“Uscire tutti oggi come se nulla fosse perché non sentiamo più suonare le sirene è un errore – dice ancora Aqulini -. Le conseguenze dei comportamenti che teniamo oggi li vedremo infatti soltanto fra 15/20 giorni, con il rischio, allora, se non facciamo qualcosa subito per controllare il contagio, di trovarci all’improvviso con molti casi da dover gestire dentro e fuori dagli ospedali.”

La preoccupazione di Aquilini è dunque anche per la tenuta della ripresa economica.

“Tutto ciò rischia di compromettere il ritorno alla normalità delle attività economiche nel loro complesso – sottolinea -. Normalità che deve esserci ma che dovrebbe essere raggiunta mantenendo un rigore generale nei comportamenti… che per certi versi, paradossalmente, dovrebbero essere ancora più rigorosi di quelli mantenuti durante il lockdown, vista l’enorme quantità di persone che oggi c’è in giro.”

Da qui la decisione di appellarsi al Comune.

“È Proprio per questo che in questi momenti di ripartenza servirebbe un controllo pressante da parte dell’Amministrazione. Ricordo le auto della polizia locale girare per la città per dire alla popolazione di rispettare le norme di sicurezza. Credo che per il bene di tutti bisognerebbe fare una cosa simile anche durante questa delicata fase della ripartenza”, conclude Fabio Aquilini.

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