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CANNETO 22/01/2019: Vino. 5 arresti nella Cantina. L’accusa. “Ai vini venivano aggiunti aromi vietati così da imitare sapore e profumi delle tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese”

Gennaio 22
11:42 2020

CANNETO – Proseguono in queste ore le operazioni di polizia giudiziaria, da parte dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, per la chiusura dell’indagine “Dionisio” che ha portato all’arresto di 5 persone operanti nel mondo del vino in Oltrepo pavese e non solo, che si sarebbero rese responsabili di una complessa frode in commercio nel settore vinicolo.

L’indagine, che ha come epicentro la Cantina sociale di Canneto pavese, è stata svolta dai carabinieri della Compagnia di Stradella e della Compagnia Guardia di Finanza di Voghera, con il concorso dell’Ispettorato Centrale della tutela della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), del Gruppo Carabinieri Forestale di Pavia e dei Comandi Provinciali dell’Arma e della Guardia di Finanza di Pavia, e infine con il supporto aereo dei Nuclei Elicotteri dell’Arma dei Carabinieri e del Roan della Guardia di Finanza e (come si vede nella foto grande) con la collaborazione dei cash dog del Gruppo della Guardia di Finanza di Linate,

Gli inquirenti, più nello specifico, stanno eseguendo 5 misure cautelari degli arresti domiciliari e 2 obblighi di firma emessi dal Tribunale di Pavia, nei confronti rispettivamente di C.A., R.C., C.C., V.A., C.M. e F.C., O.D., che sarebbero responsabili, a vario titolo, come si legge in una notta stampa diffusa in mattinata – “dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (DOC e IGP), nonché all’utilizzo e all’emissione di fatture false, che servivano a giustificare quantitativi di vini etichettabili con denominazioni pregiate, non presenti in magazzino, e sostituiti dal produttore con vini di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese.”

Nel corso delle attività di polizia giudiziaria sono state eseguite anche 28 perquisizioni domiciliari, locali e personali nei confronti di altrettante persone fisiche, aziende acquirenti del vino, nonché laboratori di analisi compiacenti.

Più nel dettaglio, l’indagine ha avuto inizio nel settembre 2018, con i Carabinieri di Stradella, la Guardia di Finanza di Voghera, e i Carabinieri Forestali di Pavia, che hanno svolto verifiche circa presunte attività illecite, finalizzate alla contraffazione di prodotti vinicoli, avvenute durante la vendemmia e la prima lavorazione dei mosti del 2018 presso la Cantina Sociale di Canneto Pavese , specializzata nella produzione di vini a marchio DOC e IGT tipici della zona.

Le indagini, sviluppate anche attraverso intercettazioni telefoniche e videosorveglianza, avrebbero consentito di scoprire, si legge ancora nella nota, “un consistente ammanco di cantina: ossia la differenza tra la quantità fisica di vino presente nelle cisterne e la quantità commerciale riportata nei registri di cantina, che era decisamente superiore a quella fisica. L’ammanco, risultato pari a circa 1.200.000 di litri, ha determinato per il produttore una ulteriore possibilità di vendita di vino contraffatto per un valore economico di svariati milioni di euro.”

Tale ammanco, spiegano gli investigatori, “sarebbe stato dolosamente creato falsificando le rese dell’uva/ettaro mediante bolle di consegna relative ad uve mai conferite in azienda da agricoltori compiacenti.”

Mentre, “la successiva indicazione sui registri di cantina della massima resa inerente la trasformazione dell’uva in vino, generava una contabilità sbilanciata rispetto al reale carico della cantina, che consentiva a quest’ultima di giustificare la vendita come vini DOC e IGT o “BIO” anche di prodotti che in realtà non avevano le caratteristiche richieste per tali etichettature, poiché “miscelati” con vini di qualità decisamente inferiore, non proveniente da uve certificate.”

A tali prodotti poi, secondo le risultanze delle indagini “venivano aggiunti “aromi” vietati nella produzione vinicola, allo scopo di falsarne le proprietà olfattive e al palato così da imitare sapore e profumi delle tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese.”

Le complesse indagini, durate oltre un anno, hanno permesso di evidenziare, proseguono gli inquirenti, che “i vertici della Cantina, con il concorso di enologi di fiducia, hanno posto in
commercio vino asseritamente a Denominazione di Origine Controllata (DOC) e a Indicazione Geografica Protetta/Indicazione Geografica Tipica (IGP/IGT), ma in realtà contraffatto per quantità, qualità e origine, in violazione degli artt. 515, 517-bis e 517-quater c.p.”

Tali condotte, sarebbero state perpetrate “attraverso il sistematico ricorso a conferimenti, in sede di vendemmia, di uve Igt e doc diverse per tipologia varietale, rispetto a quelle attestate nei documenti ufficiali (bollette di conferimento e fatture d’acquisto), e ad acquisti in nero di ingenti quantità di sostanze vietate dalle norme di settore (zucchero invertito e anidride carbonica) o soggette a specifici parametri di utilizzo (mosto concentrato rettificato).”

“L’operazione odierna conferma il costante e incisivo impegno dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza a tutela del mercato e della occorrenza leale e degli interessi dell’erario nazionale.”, concludono gli invetigatori.

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