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VOGHERA 08/11/2019: La crisi dell’Ilva colpisce anche l’Oltrepo. La testimonianza della “Vai”, un’impresa che lavora con l’acciaieria di Taranto. “Danni per noi. Ma l’acciaio italiano rischia davvero di scomparire”

Novembre 08
17:29 2019

VOGHERA – I contraccolpi ferali della possibile chiusura dell’Ilva di Taranto – qualora fallissero le nuove trattative fra il Governo e la proprietà ArcelorMittal – oltre a Taranto e Novi, colpiranno anche la città di Voghera, dove sorge una delle tante realtà che fanno parte dell’”indotto” della più grande acciaieria d’Europa.

Stiamo parlando della società Verificatori Associati Italiani” che ha sede in via Plana 101.

“Qualora la fabbrica dovesse chiudere per noi rappresenterebbe comunque un danno – spiega il responsabile della società Achille Cester -. Un danno per la perdita delle relative commesse: la Vai periodicamente compie le verifiche sulle attrezzature e le linee in impressione presenti nella fabbrica… per intenderci facciamo il lavoro che una volta svolgeva l’ISPESL, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro. Inoltre ci prendiamo cura del serbatoietto dell’officina meccanica. Oltre a ciò, la chiusura dell’Ilva ci farebbe perdere un’attività molto impegnativa ma qualificante dal punto di vista tecnologico… nonchè fonte di prestigio per la nostra società.”

Come accennato, in queste ore sono in corso le trattative fra il Governo e l’ArcelorMittal tese a scongiurare la serrata definitiva, con le relative conseguenze (la perdita di lavoro di 10/15 mila lavoratori, i numeri sono ballerini, con gravissime conseguenze per 30/45mila italiani, se si contano le famiglie).

Sul punto però l’ingegnere vogherese si mostra comunque pessimista.

“Le notizie che arrivano da Taranto sono ben poco rassicuranti – spiega – L’altoforno 2, infatti, com’è noto, deve essere spento su ordine della magistratura entro il 13 dicembre. A questo, inoltre, si dovrebbe aggiungere la chiusura dell’altoforno numero 4 a causa di una manutenzione programmata. Di conseguenza, a breve, resterebbe solo l’altoforno 1: il che vorrebbe dire, comunque, la fine dell’Iva di Taranto.”

Achille Cester traccia un quadro generale a tinte fosche dell’intero settore in cui l’Ilva si inserisce.

“Attualmente il vero problema è la sovrapproduzione di acciaio in Europa. La questione è che se perdi la fabbrica di Taranto, perdi anche tutta la filiera che sta a valle della fabbrica. L’Ilva, con i suoi laminati fa lavorare una miriade di aziende più piccole. Andando fuori mercato, tutte queste aziende ora dovranno dipendere dagli indiani e dai cinesi, che a questo punto potranno fare il bello il cattivo tempo.”

Per quanto riguarda il destino dell’Ilva, conclude l’imprenditore oltrepadano “è un discorso molto lungo e molto complesso. Possiamo dire però che il problema è annoso e che tutti quanti si sono dimostrati dei vampiri attorno a questa fabbrica: una situazione in cui tutti volevano portare a casa qualcosa come se non ci fosse un domani. I risultati, oggi, sono quelli che vediamo.”

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