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VOGHERA 11/01/2019: Fuga di cervelli. Studentessa vogherese pubblica la sua prima ricerca internazionale a soli 23 anni. Ha studiato Fisica negli Usa e in Scozia. Sogna di vivere in America con la famiglia

Gennaio 11
12:08 2019

VOGHERASe domani sarà più semplice realizzare auto che si guidano da sole; scrutare meglio stelle e galassie; curare più facilmente certi tipi di tumore, e persino vedere meglio al di là dei muri, lo si dovrà anche a una vogherese.

Time-of-Flight Imaging at 10 ps Resolution with an ICCD Camera”, è il titolo di una importante e complicata ricerca pubblicata a fine dicembre 2018 sulla prestigiosa rivista scientifica di fisica MDPI Sensors.

Il primo nome che compare fra gli autori dello studio (il nome di chi ha portato avanti ricerca e sperimentazione) è quello di Lucrezia Cester, 23enne nata e cresciuta a Voghera, ma che alla sua giovane età, da tempo è già in giro per il mondo a mettere in pratica le sue non comuni abilità mentali.

Partita dal liceo scientifico Galileo Galilei di Voghera, Lucrezia Cester oggi studia in Scozia, dove, all’università di Fisica e Astronomia di Glasgow, nell’ambito di un Master di fisica con il professor Daniele Faccio (un’altra mente italiana espatriata), ha compiuto uno studio sulle camere ICCD, super telecamere che possono registrare eventi infinitesimi con una risoluzione temporale estrema.

Nello studio la ricercatrice iriense presenta un metodo che consente di migliorare di molto la risoluzione temporale di queste telecamere.

Lucrezia oggi ha 23 anni. Quando insieme al suo team ha dato il via alla ricerca ne aveva 22. L’abbiamo incontrata.

Una ricerca che migliora le telecamere ICCD. In cosa consiste?

“Stiamo trattando di una camera che è in grado di ottenere immagini con singoli fotoni (piccolissime particelle di luce ndr). Quando l’occhio umano ne ha bisogno di trilioni e trilioni per formare una singola immagine. L’occhio umano ci mette anche un 100º di secondo per formare l’immagine. Mentre questa camera ci mette 1.000.000º di secondo. Il risultato proposto da quella pubblicazione dimostra che si può portare la camera a formare l’immagine a solo un trilionesimo di secondo.”

A cosa può servire una Camera ICCD?

“Una camera di questo tipo è utilizzata in vari ambiti. E’ usata per esempio in astronomia e in astrofisica. E’ usata nell’ambito medico per la selezione delle cellule tumorali durante gli interventi. È utilizzata per il Time of light, impiegato all’interno dei veicoli che si guidano da soli… per vedere e calcolare la distanza tra un oggetto e quelli circostanti. Oppure si usa per vedere dietro ai muri.”

Voi cosa avete fatto?

“Ciò che abbiamo fatto è stato di riuscire a portare la camera a creare l’immagine, da un milionesimo di secondo a un triliardesimo di secondo, cioè 10 alla -13… quando prima era 10 alla -12.

Avete dunque portato la camera ad risoluzione temporale maggiore. Come avete ottenuto il miglioramento?

“Questa telecamera funziona richiedendo fotoni di luce, che poi vengono moltiplicati attraverso un intensificatore. L’intensificatore a sua volta li moltiplica a seconda del voltaggio che gli viene inserito, solitamente mettendoci però 200 pico secondi a portare il voltaggio da zero a quello stabilito. Durante questo periodo in cui il voltaggio cresce col tempo, noi siamo riusciti a dare al procedimento un valore temporale migliore, il tutto lavorando nella zona dove il voltaggio cresce nel tempo, invece che nella zona in cui il voltaggio è già arrivato al valore definito.”

Quanto tempo ti è servito per raggiungere questo risultato?

“In realtà la parte che ha impiegato molto è stata quella legata alla dimostrazione dell’ipotesi. L’idea è stata concepita in poche settimane, i risultati tangibili, attraverso prove ed esprimenti sono arrivati dopo 6-7 mesi. Tutto è nato nell’aprile del 2018, la ricerca si è conclusa con la dimostrazione nel dicembre del 2018.”

Dopo di che il lavoro è stato pubblicato sulla rivista MDPI Sensors… dove il primo nome che compare sotto il titolo della ricerca, fra gli autori, è il tuo. Come ti senti?

“Molto bene. E’ vero la ricerca è mia: gli esperimenti, la scrittura, l’elaborazione dei dati sono stati portati avanti da me. Ma il gruppo scientifico Quantic diretto dal professore Daniele Faccio, il team che lavora con lui e i due Postdoc citati, sono stati importanti”.

Come anticipato, attualmente Lucrezia Cester vive in Scozia. Ma tutto è partito da Voghera. La ricercatrice in città ha frequentato il liceo scientifico Galilei di Voghera. Dopo un anno dalla maturità si è trasferita in un liceo in Florida. Poi arriva la Laurea in Fisica in Colorado, a Boulder, da dove però Lucrezia riparte (nel 2016) per Aberdeen, in Scozia, luogo in cui ottiene un Master in Fisica Medica. Master che però la vogherese non termina lì, perchè viene subito accettata a Glasgow dal professor Faccio. In Scozia la vogherese riprende il master e, insieme, svolge proprio il progetto sulle ICCD, culminato nella pubblicazione sulla prestigiosa rivista MDPI Sensors.

Attualmente Lucrezia Cester sta continuando a svolgere il proprio dottorato in Scozia, nella quale dice di trovarsi bene, nonostante il tempaccio.

“In Inghilterra mi trovo molto bene, anche se avrei preferito stare a Boulder, dove ho vissuto per quattro anni, e dove mi ero ambientata molto bene. Però anche Glasgow è una bellissima città… a parte il clima. E’ una città (la terza più grande del Regno Unito ndr) dove piove tanto, parecchio, specialmente in inverno, quando il sole va anche via presto… una cosa che veramente dà fastidio… alle 16-16.30 il sole non c’è già più.”

Clima a parte. Come ti trovi?

“Per il resto si sta molto bene, è bello stare in Inghilterra. Glasgow è una città molto viva. Con tante cose da fare. Ci sono tanti studenti… le università son 4-5 .”

Dove vuoi arrivare attraverso i tuoi studi?

“Forse a fare stabilmente fisica in America. Oppure entrare in un laboratorio di Imaging, che poi è quello per cui sto lavorando adesso. Mi piacerebbe fare il fisico medico. Lavorare in ambito ospedaliero mi attira molto. Va tenuto presente però che negli Usa funziona in modo diverso. Se lavori in ospedale devi anche portare avanti della ricerca e insegnare. Si tratta di un lavoro a tutto tondo, dove non ci si annoia mai.”

Insomma, un futuro in America?!

“Sì… anche perché il mio ragazzo vive negli States e quindi preferirei tornare lì”.

Cosa ti manca dell’Italia, se c’è qualcosa che ti manca?

“La mia famiglia. Se si potessero spostare anche loro là sarei contenta. Per il resto, come ambiente mi trovo meglio all’estero.”

Come mai?

“Per le opportunità maggiori che si hanno fuori, dove gli investimenti sui giovani sono maggiori.”

Lucrezia Cester, uno dei tanti cervelli italiani in fuga?

“Non lo so. Però fuori spesso è tutto più semplice… non avrei mai trovato un dottorato di questo tipo in Italia, non sarei stata presa con questa facilità”.

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