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VOGHERA 21/09/2016: Licenziamenti Cameron. Scontro durissimo fra lavoratori in sciopero e proprietà sull”accesso alla fabbrica. Alla fine i manager entrano ma passano attraverso le “Forche caudine”. Scioperanti amareggiati. Ma la lotta continua. Speranze dal dirigente Catenacci

Settembre 21
17:33 2016

VOGHERA – Alla fine un gruppo di lavoratori contrari allo sciopero di protesta per i 160 licenziamenti decisi dalla Cameron, sono riusciti ad entrare nell’azienda bloccata da due giorni (tre se si conta anche venerdì pomeriggio della scorsa settimana), ma le maestranze gliel’hanno fatta pagare durissimamente.

I 18 dirigenti della storica fabbrica di via Betto (piccola delegazione di un nucleo di dissidenti composto da una cinquantina di lavoratori), guidati dal grande capo dello stabilimento, l’americano Jeff Conley, sono stati fatti passare fra due ali di folla, e poi fatti camminare per i 200 metri che li separavano dai cancelli della palazzina di comando.

I 18 sono stati tallonati per tutto il tragitto dal gruppone di operai in sciopero che intonava slogan di protesta, fischi e applausi di scherno.

Nonostante la tensione fosse altissima… dura da tagliare anche con un coltello ben affilato, tutto – compatibilmente con la posta in gioco, i sentimenti esasperati dei lavoratori e la necessità di trovare uno sfogo – si è svolto senza incidenti e con grande responsabilità da parte degli scioperanti.

Lotta dura senza paura insomma ma senza violenza.

La tensione altissima comunque si era respirata sin dall’inizio di questa giornata, tensione alimentata dalla voci circolate già da ieri sera circa la volontà della proprietà, sostenuta da alcuni lavoratori (50 circa su 470) di “sfondare” il cordone steso dai manifestanti per bloccare la fabbrica.

Nella giornata di domani sono in programma due importanti appuntamenti (alle 12 l’incontro delle parti, in modo separato, con il Prefetto; e alle 17.30 la manifestazione in centro a Voghera per coinvolgere nella battaglia anche la popolazione), e l‘obiettivo di lavoratori e sindacati che li rappresentano (Cisl Fim e Cigil Fiom) era quello di arrivare agli incontri da una posizione di forza (leggi a fabbrica chiusa: inviolata).

Invece la proprietà e la 50tina di lavoratori rimasti al suo fianco hanno insistito.

E’ nato così (erano le 9 della mattina) un durissimo braccio di ferro e contestualmente una trattativa sul come e quando farli passare.

Facendo la spola fra i lavoratori fermi ai cancelli e quelli decisi a lavorare (riuniti nel piazzale del Decathlon) Questura e Digos, schierando anche gli agenti della Celere di Milano, hanno fatto capire ai manifestanti che non avrebbero ceduto alla volontà di proseguire nel blocco totale.

Minacciando denunce penali da un lato, e rifiutando categoricamente di far passare quelli che vengono percepiti come traditori, dall’altro, lentamente si è arrivati all’accordo di aprire il muro umano creato di fronte alla fabbrica solo a pochi soggetti.

Il primo numero concordato è stato di 3 dirigenti, Jeff Conley più altri due manager. Poi invece all’imbocco di via Betto, e metà mattina, si sono presentati 18 lavoratori dell’amministrazione Cameron Grove.

A guidare le trattative per i lavoratori in sciopero i sindacalisti Nadia Zambellini e Carlo Bossi (accanto a loro Renzo Secco, Marco Patrese e Marie Rollo della Rsu interna. Presente anche Gianluigi Sgorba della Cgil). Per la Grove, oltre alla Questura, il responsabile finanziario Fabrizio Catenacci, insieme all’AD Sergio Pastorino  considerato un padre dagli operai e sempre applaudito durate tutta la vertenza.

L’epilogo è arrivato verso le undici con questo accordo al cardiopalma: i 18 lavoratori manager entrano, ma a piedi e passando fra due le due ali di lavoratori in sciopero… ovviamente scortati dalla polizia (quella di Voghera e di Pavia).

Le “forche caudine” per i manager sono durate circa 200 metri, percorsi come detto in apertura, a piedi e seguiti dai lavoratori.

Siete voi. Siete voi. La rovina della Grove siete voi” il jingle gridato più volte all’indirizzo del gruppo che procedeva spedito con trolley al seguito e documentazione sotto al braccio. Niente insulti per loro, ma non sono mancati fischi e applausi, insieme a tanti “bravi”, “buffoni” e “licenziatevi fra di voi”.

La pesantissima mattinata si è schiusa quindi un po’ amaramente per le maestranze in sciopero (anche se va registrato che Catenacci, una volta entrato nella Grove, attraverso le sbarre, ha parlato agli scioperanti dicendo di escludere la chiusura della fabbrica: “ Schlumberger – ha detto – ha speso miliardi per acquisire un ramo d’azienda che non aveva. Questo è lo stabilimento più grande del mondo, non ha senso che lo chiudano”. Il responsabile finanziario ha anche spiegato di aver perso molte commesse per via dei costi troppo altri del personale… che si riverberavano nei prezzi praticati ai clienti: “Voi siete 500 – ha detto – Ma ci sono concorrenti che lavorano con 250 addetti”. Infine Catenacci ha invitato tutti a “puntare sul dialogo con l’azienda”).

Sull’epilogo un po’ così, si è espressa Nadia Zambellini.

“Quello fatto dai dirigenti è un gesto che non aiuta a distendere i rapporti per l’apertura di una discussione. Come avete potuto vedere c’è molta amarezza nei lavoratori, che hanno visto i loro colleghi entrare… pochi sono entrati ma sempre troppi: perché la battaglia che stiamo facendo è per l’azienda, per tutti i lavoratori, non solo per alcuni”.

“Stamattina si respira un po’ di amarezza è vero ma ci riprendiamo e non cambiamo i nostri progetti”, ha concluso battagliera Zambellini.

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