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RIVANAZZANO 27/09/2015: Pirolisi. Anche Federterme dice no. Lettera aperta dei cittadini “Ma noi vogliamo un No definitivo”

Settembre 27
14:56 2015

RIVANAZZANO – Giornata molto importante quella del 24 in cui la delegazione delle commissioni IV e VI di Regione Lombardia, rispondendo all’invito di Federterme, si è recata in visita agli stabilimenti termali di Rivanazzano Terme e Salice Terme.

Alla giornata hanno partecipato, oltre a vari sindaci della zona, l’assessore provinciale Paolo Gramigna, Aurelio Crudeli e Giorgio Matto, rispettivamente direttore e vicepresidente di Federterme, anche i consiglieri regionali Iolanda Nanni (5 Stelle), Giuseppe Villani (Pd) e Angelo Ciocca (Lega), Presidente della IV Commissione -Occupazione e Attività Produttive di Regione Lombardia.

La giornata si è conclusa nella Sala Consiliare del Comune di Rivanazzano Terme dove il Sindaco Romano Ferrari ha ospitato una delegazione di cittadini che ha avuto modo di manifestare le proprie preoccupazioni circa il progettato impianto sperimentale di pirolisi di Retorbido.

Di seguito la lettera aperta dei cittadini (Paola Mutti, Nicoletta Torti, Andrea Casarini, Vincenzo Giudice, Franzino Marcheselli, Daniele Sabbioni) invitati dal sindaco Romano Ferrari e sulla quale si è sviluppato il successivo dibattito.

LA LETTERA

Buonasera,

ringrazio il sindaco Romano Ferrari che ci ha dato la possibilità di manifestarvi le nostre preoccupazioni per il progettato impianto di Retorbido.

Non volendo abusare della vostra pazienza, non intendo tirare in ballo questioni tecniche, documentazione, norme o quant’altro. Credo ne abbiate a sufficienza per farvi un’idea precisa di cosa significhi un impianto di quel genere su questo territorio.

Mi limito, in rappresentanza di un gruppo di semplici cittadini a fare un paio di osservazioni dettate dal timore che tutti abbiamo sulle conseguenze che potrebbe avere l’impianto sul nostro futuro.

Stiamo vivendo un momento delicato, dove l’assetto sociale del nostro territorio di bassa collina e pianura è arrivato a un punto di svolta. Il sistema fondato sul pendolarismo non si regge più a causa della crisi economico-finanziaria e per dare un futuro alle nuove generazioni gli sforzi andrebbero indirizzati a mantenere il capitale umano nella nostra Valle Staffora.

È un concetto importante, fatto suo dalla Provincia di Pavia e da molti amministratori locali che negli ultimi anni hanno avviato un percorso volto a rilanciare la sostenibilità del sistema economico locale, fondato sull’agricoltura di qualità, sull’eccellenza dei nostri vini, sul turismo termale e sul turismo agroalimentare. Sono queste le leve per costruire un nuovo modello di Oltrepo.

Non dimentichiamo che l’Oltrepo è la terza “regione” al mondo per estensione di Pinot Nero e seconda, in Italia, per superficie “dedicata al vino” (con 16.200 ettari a coltura specializzata e 1 milione di ettolitri l’anno di prodotto).

Siamo gente abituata a sporcarsi le mani con la terra. Abbiamo deciso di mettere qui le nostre radici, di far crescere qui i nostri figli, per la bellezza di questi paesaggi, di queste colline, per la qualità dell’aria. Basta guardarsi intorno per capire che il nostro vero e unico patrimonio da preservare è l’ambiente.

La sfida è quella di trattenere sul territorio le eccellenze migliori secondo una strategia di rilancio dell’economia locale.

Una sfida certo, ma anche una strada percorribile perché gli strumenti non ci mancano.

Un simbolo di questo nuovo modo di intendere il nostro territorio è sicuramente la Greenway che collega Voghera a Salice Terme, riprendendo il vecchio tratto ferroviario della linea Voghera- Varzi in disuso da oltre 40 anni. Inaugurata nel settembre 2014, la Greenway rappresenta un clamoroso successo, vista l’alta frequentazione della pista ciclabile, intorno alla quale si stanno sviluppando nuove iniziative commerciali e che riesce ad attrarre sempre nuovi utenti provenienti da altre zone.

Insomma, uno splendido strumento di promozione territoriale e che è destinato ad essere ulteriormente implementato. Infatti esiste già il progetto di portare la Greenway da un lato fino a Varzi, e dall’altro a collegarsi con la Lomellina, allacciandosi così al progetto VenTo, ovvero la ciclabile che dovrebbe collegare Venezia a Torino.

Ora io mi chiedo. Alla luce di questo nuovo fermento che si respira in Oltrepo, come è possibile spingere da un lato sulla valorizzazione del patrimonio locale e dall’altro consentire un tale ecomostro che ucciderebbe tanti progetti appena avviati?

Mi chiedo cosa possano pensare gli amministratori locali, i cittadini e gli imprenditori agricoli, dell’industria vitivinicola, della ristorazione, del turismo, delle terme che negli ultimi anni hanno effettuato investimenti scommettendo sulle potenzialità naturali di questo territorio, nel vedersi calare dall’alto il devastante impianto di Retorbido per lo smaltimento dei pneumatici usati?

È del tutto incomprensibile la logica che permetterebbe di installare un inceneritore (perché di questo si tratta) in piena campagna a Retorbido totalmente in contrasto con il tessuto economico circostante. È un progetto che non sta in piedi, un controsenso unico per l’economia di un territorio che si sta faticosamente rialzando, puntando sulle specificità naturali e paesaggistiche.

La pirolisi non è un procedimento a emissioni zero, come vogliono farci credere, visto che il 20% residuo del processo di smaltimento dei pneumatici viene sottoposto a combustione. Il che vuol dire, secondo le parole dello stesso responsabile del progetto Silvio Arrivabene, che se ogni giorno vengono trattate 100 tonnellate di PFU, 20 tonnellate vengono incenerite. E non è poco, soprattutto se pensiamo che non esistono filtri in grado di trattenere le nanoparticelle conseguenti al processo di combustione.

Che la pirolisi non sia una procedura virtuosa non è una scoperta degli ultimi anni.

Secondo un articolo del New York Times del 2010 – dal titolo eloquente “Pirolisys: for Tire Recyclers, a Holy Grail” – a cavallo degli anni ’90 e 2000 le principali aziende produttrici di pneumatici, come Firestone e Goodyear, hanno investito ingenti somme sperimentando la pirolisi considerata all’epoca “il Santo Gral del riciclo per gli pneumatici”. Ma la tecnologia si è rivelata non sostenibile e quindi i progetti sono stati abbandonati in quanto non si riusciva a reperire un mercato per i sottoprodotti e neanche a trovare un modo per integrarli ai propri.

Tanto è vero che la stessa EPA, l’Agenzia del governo federale degli Stati Uniti per la protezione dell’ambiente mise al bando gli investimenti in questa tecnologia proprio per gli alti costi operativi. Si era infatti rilevato che in assenza di sussidi o aiuti, impianti così concepiti non erano auto-sostenibili.

C’è un altro aspetto che va sottolineato e che rappresenta un valore pressoché unico di questa zona. In Italia sono poche le località che possono vantare diversi tipi di terme, tutte rigorosamente di origini naturali: l’Oltrepo è una di queste.

Nel raggio di 3 chilometri abbiamo Rivanazzano Terme, Salice Terme e Retorbido dove le acque benefiche scaturite dal suolo brillano per le proprietà terapeutiche e che vengono utilizzate anche per le cure estetiche.

(A Retorbido non esistono le terme, ma a poche centinaia di metri in linea d’aria dal sito della ex-Valdata ci sono le fonti, antichissime, da dove sgorga acqua solforosa, ferruginosa e magnesiaca).

All’alto potere terapeutico delle acque termali fornite dalle strutture di Salice e Rivanazzano Terme, si affiancano numerosi trattamenti estetici in impianti di ultima generazione.

Le Terme sono quindi divenute sinonimo di turismo e sempre più persone ne usufruiscono. Un nuovo pubblico, portatore di modelli di consumo nuovi e più sofisticati rispetto a quelli riscontrabili fino a poco tempo fa che ben si sposano con l’offerta enogastronomica e paesaggistica dell’Oltrepo.

Non va però tralasciato un punto fondamentale. Gran parte dell’efficacia delle cure termali è legata alle condizioni ambientali che danno un contributo decisivo nel determinarne la precoce risoluzione delle varie patologie.

Ma come si può anche solo pensare di costruire un inceneritore a un km da un centro termale?! Le persone vengono qui a curarsi (circa 30.000 persone di visitatori l’anno) proprio per le malattie respiratorie!

I dati degli operati oncologici nella zona di Voghera fanno impallidire.

Abbiamo bisogno di questo eco-mostro, unico al mondo, quando sappiamo che secondo il rapporto VIIAS presentato dal Ministero della salute nel giugno scorso, quella di Pavia è la seconda provincia più inquinata d’Italia?

Ne abbiamo bisogno quando la letteratura scientifica ci dice che le popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti, provenienti da inceneritori sono soggetti a un maggiore rischio di cancro del polmone, linfomi, neoplasie infantili e sarcomi?

È vero che l’impianto si basa su un brevetto giapponese, ma a furia di modifiche per renderlo compatibile con le nostre normative è diventato un qualcosa di inedito, dove l’analisi sulle emissioni, sull’odore e sul rumore è demandato esclusivamente a calcoli di laboratorio.

E se pensiamo allo scandalo dei software che taroccano i dati sulle emissioni dei motori diesel della Volkswagen, i dubbi si moltiplicano.

Prima di chiudere volevo aggiungere una annotazione strettamente personale.

Stiamo vivendo tutti un periodo difficile e a me fa molta paura questo crescente clima di anti-politica, come se i politici fossero una categoria a sé stante.

Lo sapete meglio di me. Si annusa una sfiducia generalizzata che rischia di sfociare in un pericoloso qualunquismo.

Voi avete tra le mani una grande occasione di riscatto. Oggi siete venuti a visitare il posto dove viviamo. Lo avete fatto in altre occasioni e magari pensate di conoscere la realtà di queste terre.

Ma non è così. Siamo noi che viviamo questi luoghi a vedere bene con i nostri occhi quello che ci manca, a conoscerne le potenzialità.

Però è vero. Voi avete tra le mani una grande opportunità.

Avete la possibilità di ridare fiducia alla gente comune, di tenere unito il tessuto sociale di questo territorio perché, credo, non esista soddisfazione più grande al mondo di risolvere i problemi delle persone che non hanno voce.

Volete veramente fare una politica di tutela e ridare nuovo ossigeno alla parola “politica”?

Se lo volete veramente ricominciamo a viaggiare insieme, uniti e in sintonia per una causa comune. Non ve ne pentirete.

Questa si chiama “bella politica”, al di là dei colori delle bandiere, e sono certo che non ci deluderete.

Paola Mutti,

Nicoletta Torti,

Andrea Casarini,

Vincenzo Giudice,

Franzino Marcheselli,

Daniele Sabbioni

 

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