VOGHERA 06/08/2018: “Immigrati = business, l’accoglienza discrimina gli italiani”, Casapound affigge 4 struscioni in città

VOGHERA“Immigrati = Business”. Questo è quanto si legge sui quattro striscioni affissi a Voghera (in via Piacenza, viale della Repubblica, via Lomellina e via Tortona (vicino all’”Hotel Rallye” che ospita richiedenti asilo) dai militanti della sezione locale di CasaPound Italia per condannare l’ennesimo arrivo di migranti nell’Oltrepò pavese.

 

“I nostri striscioni – dichiara Lorenzo Cafarchio, responsabile e portavoce provinciale – sono un monito per la politica e la voce dei molti cittadini vogheresi che con i migranti non fanno cassa, ma che della presenza di questi sul nostro territorio subiscono solo gli effetti disastrosi. Da agosto saranno ‘ospiti’ della nostra provincia ben 1.385 richiedenti asilo, arrivando a toccare i centocinquanta, trenta in più rispetto ai numeri attuali, nel comune di Voghera. Cifre che non possono passare sotto silenzio, numeri che garantiscono decine di euro di entrate giornaliere ‘a immigrato’ a quanti sono riusciti ad inserirsi nel circuito dell’accoglienza”.

“Ancora una volta si foraggia questo business a discapito dei cittadini – prosegue Lorenzo Cafarchio – ancora una volta, di riflesso, si toglie qualcosa, un aiuto, che spetterebbe di diritto alle fasce più deboli della popolazione italiana. Quello dell’immigrazione è un riprovevole gioco operato sulla nostra pelle”.

Per CasaPound Italia “e per il bene degli italiani – conclude il portavoce provinciale – la soluzione è una sola ed è semplice: fermare una volta per tutte e senza mezze misure il business dell’immigrazione, chiudere i centri e tornare a ribadire ‘Prima gli italiani’ in ogni circostanza. Le risorse ad oggi colpevolmente destinate all’accoglienza vengano investite per l’edilizia scolastica, per i servizi sociali per anziani, diversamente abili e prima infanzia; in definitiva, a favore di quanto dovrebbe essere al centro di una politica equa e giusta: la famiglia italiana, il nucleo fondante della nostra società e della nostra nazione”.

 

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