VOGHERA 17/04/2018: Scuola. Gli alunni della Pascoli intervistano lo scrittore Lucio Figini

VOGHERA - La classe 2°E della Pascoli quest’anno ha iniziato una collaborazione “letteraria” con Lucio Figini, scrittore vogherese di gialli, noir e urban fantasy. Nel ringraziare Lucio per i preziosi consigli e con il sogno nel cuore di diventare “piccoli scrittori in erba”, gli alunni hanno intervistato l’autore

  1. Da cosa è nata la sua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura è nata più o meno alla vostra età, quando ho iniziato a scrivere poesie. Ho poi scoperto una grande facilità nella narrazione, iniziando a scrivere qualche racconto. Dieci anni fa ho scritto il mio primo romanzo e ho capito che mi dava molta gratificazione, anche se era impegnativo. È sempre importante studiare prima, ambientazioni, storia, personaggi, perché anche se è un’opera di fantasia, alla base deve esserci un ordine, un senso.

  1. Dove sono ambientati i suoi romanzi?

L’ambientazione dei romanzi è molto importante perché può essere parte integrante e diventare quasi un personaggio all’interno del romanzo stesso. I miei romanzi sono ambientati a Sestri Levante, luoghi come la Baia del Silenzio, la Baia delle Favole, i carruggi sono molto caratterizzati. È meglio iniziare ambientando i propri racconti in luoghi conosciuti. Le descrizioni devono essere molto precise, un consiglio è di evidenziare le peculiarità di un luogo, ciò che lo differenzia da ogni altro.

  1. Da dove prende spunto per scrivere i suoi romanzi?

Alla base di ogni romanzo c’è un’idea che deve essere contestualizzata e inserita all’interno della storia dove ci si può muovere con tutta la fantasia che si possiede, però ci devono essere comunque delle basi solide, un ordine. Consiglio di ricordare o appuntarsi le idee in qualsiasi momento. Il romanzo ha una storia molto articolata che deve seguire dei canoni. Solo se entri nel personaggio e viaggi con lui nella storia ti vengono le idee. Io, per paura di dimenticarle, porto sempre con me un taccuino su cui scrivere.

  1. I suoi personaggi sono immaginari o reali?

Il personaggio non è reale, o meglio, è una forma di nascita. L’invenzione di un personaggio, per prima cosa, non si può generalizzare perché ogni scrittore ha un suo modo di inventare il personaggio. La parte reale del personaggio potrebbe essere la tua, una parte di te c’è sempre nel personaggio. Io dico sempre: “Se un personaggio fa una scelta che io non farei, capisco di aver fatto un buon lavoro”, questo vuol dire che un personaggio non è reale, ma se gli costruisci un passato e un carattere, inerente al proprio passato, inizia a muoversi da solo nella storia fino a compiere scelte proprie, vivere di vita propria. Come autore non posso scegliere per lui qualcosa di diverso da quello che lui farebbe. Quando si dà vita ad un personaggio bisogna lasciarlo andare per rendere la storia credibile.

  1. Il narratore.

L’io narrante, come il tempo, è una cosa molto importante. L’io narrante può essere esterno (terza persona) o interno (prima persona), ma questo già lo sapete. I miei romanzi sono contraddistinti, secondo alcuni critici, da una caratterizzazione cinematografica. Io scrivo con l’io narrante interno perché credo che questo porti il lettore ad essere meglio trascinato nel succedersi degli eventi. C’è anche un terzo metodo di narrazione che è una variante dell’io narrante interno, lo scrittore George R. R. Martin del “Trono di spade”, per esempio, fa narrare la storia ai diversi personaggi.

  1. Quanti libri ha scritto?

Ho scritto dieci libri più un libro di poesie e il mio primo romanzo che non è più disponibile. Quando si scrive il primo romanzo, da un lato, è molto personale, dall’altro, si vorrebbe avere un riscontro imparziale e ciò non è per nulla scontato. Nei primi romanzi si tende a spiegare troppe cose, a voler dimostrare di essere bravo. E quando si vuole dimostrare qualcosa, spesso si tende a fare dei pasticci. Quando si è “piccoli” si ha una grande semplicità nello scrivere, che spesso si perde crescendo, portando a creare delle complicazioni nello stile. Per cui, rimanete “piccoli” nella semplicità di esprimervi, nel portare i pensieri in parole, che non vuol dire però banalità.

  1. Quali sono i suoi autori preferiti? E quali hanno influenzato le sue opere?

Io ho letto molto e continuo a leggere, ma quando sono nel pieno dell’ossessione di scrivere devo fermarmi. Ho scoperto che tendo a scrivere con lo stesso stile dell’autore che sto leggendo. Ho iniziato a leggere con un libro che all’inizio non mi piaceva e che adesso adoro, il “Piccolo Principe”. Mi sono formato con autori come Dino Buzzati, Pirandello, Hermann Hesse e altri, poi un mare di fumetti. E naturalmente un mare di libri di Fantascienza.

  1. Perché ha cominciato a scrivere?

Per tanti motivi. Due in particolare, sia perché ho scoperto quanto sia affascinante inventare storie e vivere altre vite, sia perché mi sono reso conto che mi veniva facile farlo. È stata un scoperta molto bella, prima ero convinto che scrivere fosse complicatissimo e ora non riesco a farne a meno invece.

  1. Ogni quanto scrive un libro?

Scrivo più o meno un libro all’anno, però mi metto davanti alla tastiera solo quando sento il bisogno di farlo.

  1. Sua figlia legge i suoi romanzi?

No, perché non credo che tutti i miei libri debbano essere letti alla sua età, che poi è la vostra. Forse solo il mio ultimo, ma meglio tra qualche anno.

  1. Prende spunto da fatti reali o immaginari?

Alcuni, come quelli di fantascienza, no ma per gli altri sì. I miei romanzi, in ogni caso, derivano sempre da una reazione emotiva realmente accaduta, da un incontro, da una persona reale, ma la storia poi è inventata.

 

  1. Qualche suo libro è stato tradotto in qualche altra lingua?

Sì, uno è stato tradotto in inglese, ma non ha avuto molto riscontro perché dall’Italia è difficile accedere a paesi esteri se non si hanno dei contatti appunto in tali paesi.

  1. Tra i libri che ha scritto qual è il suo preferito?

“La Bambina del mare”, il mio ultimo, che parte appunto da un incontro realmente avvenuto.

  1. Com’è la vita da scrittore?

Bella e complicata. Io svolgo anche un altro lavoro e quindi continuo a scrivere per il piacere di scrivere. Tuttora sono legato a una casa editrice che non mi obbliga ad alcun vincolo particolare, se non lo scrivere col cuore. Cosa che io faccio sempre.

  1. Le piacciono i racconti gialli?

Sì e no, li leggo a volte, ma anche se io stesso sono uno scrittore noir, preferisco la fantascienza. Ma mi raccomando, non raccontatelo in giro.

  1. Preferisce i gialli in cui bisogna risolvere un omicidio o un semplice enigma?

Secondo me non è necessaria la presenza di un omicidio, preferisco la storia e la caratterizzazione dei personaggi. È importante con che sguardo si osserva il mondo, non solo la storia, ma come la si interpreta. Tutti noi abbiamo un personale modo di interpretare la nostra storia di vita, per i romanzi, alla fine, è la stessa cosa.

 

 

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