VOGHERA 06/12/2017: La strage di Sant’Anna di Stazzema raccontata Sabato da Guadagnucci

VOGHERALa strage di Sant’Anna di Stazzema, con i suoi 395 morti, rientra in quella vera e propria “guerra ai civili” che le truppe naziste scatenarono ripiegando sulla linea Gotica di fronte all’avanzata degli Alleati. Una azione terroristica con distruzione di paesi e frazioni, massacrando civili inermi, bambini, donne, anziani che proseguirà anche in altre decine di centri come Padule di Fucecchio, Vinca, Marzabotto, ecc…

La strage travolge la vita del padre e della nonna di Lorenzo Guadagnucci (giornalista e autore di diversi libri sui temi dell’economia, dei diritti, dell’esclusione oltre a quelli sulla sua traumatica esperienza al G8 di Genova) – Alberto di 10 anni e sua madre Elena di 43, donna coraggiosa, che aveva affrontato le difficoltà di crescere un bimbo nato da una relazione con un uomo sposato, con forza e intraprendenza.

Alberto si salva per un gesto di disubbidienza: non risponde al richiamo della madre e scappa nei boschi con altri.

Nascosti vedono i tedeschi mettere in fila gli abitanti, poi sentono gli spari, le urla, fino alla fuga verso un’altra frazione. Al ritorno, il giorno dopo, ritrova la madre ferita, i capelli bianchi per lo spavento e l’orrore. Con altri si allontana per cercare aiuto, per trasportarla via, ma al rientro la trova morta. E’ un dolore tremendo, unito al peso di non averla potuta salvare, che segna la vita di Alberto e gli anni della sua giovinezza in particolare. Un peso che si sbloccherà solo nel 2004, quando all’età di 70 anni, seguirà il processo di La Spezia contro alcuni autori della strage, insieme con altri famigliari delle vittime. Processo conclusosi con 10 ergastoli agli imputati. Una sentenza storica (dopo la triste vicenda del cosidetto “armadio della vergogna”) merito del procuratore militare Marco De Paolis, anche se nessuno va in galera e la Germania non recepisce la sentenza.

La storia di Alberto diventa pubblica in quella occasione anche per la moglie ed i figli. Si sviluppa su questa drammatica vicenda “Era un giorno qualsiasi” (Terre di Mezzo editore) presentato sabato scorso a Voghera.

Il racconto di Guadagnucci non si ripiega però sulla vicenda personale, ma offre molteplici occasioni di riflessione a partire dalla guerra e dal “dominio incontrollato” che produce, la violenza e la memoria delle stragi (una lunghissima catena fino ai giorni nostri), l’esigenza di raccontare le tante facce della Resistenza (non solo quella armata, ma anche quella civile, spesso ancora da scoprire e valorizzare), il pacifismo e la necessità di parlare alle nuove generazioni. Con un forte richiamo di fondo: i luoghi delle stragi non sono siti di “pacificazione” ma posti dove si deve cogliere il senso del dolore per la morte di persone inermi ed interpretarlo con il rifiuto dello strumento della guerra e degli orpelli militari previsti molto spesso da un cerimoniale ormai logoro, oltre a riattivare solidarietà verso chi oggi, come gli scampati di ieri, fugge da massacri e distruzioni.

(A cura di Anpi Voghera)

 

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